Giro di Romandia 2026, il rappresentante dei corridori Adam Hansen sulla polemica-moto: “È un problema, ma non è certo colpa nostra – Faremo una colletta per procurare telecamere con zoom più potenti…”
Da tempo le motociclette presenti al seguito, ma soprattutto davanti, a una corsa ciclistica sono un argomento molto dibattuto. In ormai tante occasioni, la posizione di questi mezzi, che in buona parte dei casi trasportano operatori televisivi o fotografi, è stata considerata come “decisiva” per le sorti di una gara. Le ultime puntate del “dibattito” sono andate in scena nel contesto del Giro di Romandia 2026, dove ha brillato la stella di Tadej Pogačar, vincitore di tre tappe e della generale, e dove diversi altri corridori hanno parlato delle motociclette come “fattore condizionante della gara”, soprattutto per quel che riguarda le sorti delle fughe.
Sul tema è intervenuto il presidente dell’Associazione Corridori Professionisti, Adam Hansen: “Non è giusto che gli appassionati se la prendano con gli atleti, perché questi sfruttano la scia delle moto – ha scritto l’ex corridore australiano – Gli atleti possono muoversi dove vogliono, sulla sede stradale. Se ci sono moto troppo vicine ai corridori, o se semplicemente ce ne sono troppe per strada, non è certo colpa dei corridori. È l’organizzazione della corsa che gestisce male questo aspetto, perché prima di tutto stiamo parlando di una corsa ciclistica e non di un set dove si gira un film“.
Hansen aggiunge: “Siamo noi corridori stessi a non volere che le moto influenzino una gara ed è un problema che solleviamo a ogni incontro. Gli organizzatori dicono sempre che vogliono aumentare la sicurezza dei corridori riducendone la velocità, ma un modo per farlo sarebbe proprio quello di non avere le moto così vicine alla testa di un gruppo, che peraltro è una cosa molto più facile di fare, rispetto a quella di costringere i corridori a tenere le mani in un certo modo sul manubrio“.
L’australiano ribadisce la “preghiera” nei confronti degli appassionati: “Ricordate che è colpa delle moto se succedono cose di questo tipo, e non dei corridori. Loro fanno già un lavoro duro e poi leggere offese nei loro confronti perché, durante una gara, si trovano una moto davanti a loro, non è giusto. Forse, come CPA, dovremmo mettere in piedi una raccolta fondi per far avere alle produzioni televisive degli zoom più potenti per le loro telecamere“.
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